Afro Tondelli

Della zona Due Maestà di Reggio Emilia, classe 1924 (avrebbe compiuto 36 anni il 14 luglio), è il quinto di otto fratelli di una famiglia contadina originaria di Gavasseto. A 12 anni è fattorino alla Timo, a 16 viene assunto all’Arcispedale Santa Maria Nuova come operaio. Partigiano durante la guerra, appartenente alla 76a Sap con nome di battaglia Bobi, nel 1960 era segretario locale dell’Anpi. Sposato con Elvira.

Il pomeriggio del 7 luglio 1960 esce dal lavoro con alcuni amici e arriva in via Nobili, a fianco del Teatro Municipale, proprio mentre sono in corso gli scontri. Dopo aver salutato gli amici, per raggiungere la parte opposta della piazza aggira il Teatro ed entra da solo nei giardini pubblici (Parco del Popolo).

Qui viene assassinato freddamente da un poliziotto, che si scoprirà essere l’agente Orlando Celani, impiegato quel pomeriggio come idrantista. Il poliziotto, sceso dall’autopompa, s’inginocchia a prendere la mira in accurata posizione di tiro e spara a colpo sicuro ad altezza d’uomo 4-5 colpi di pistola.

Questo momento viene immortalato da una famosa fotografia, pubblicata ai tempi anche dall’Unità, che ritrae un agente in tuta blu, inginocchiato a braccia tese che punta l’arma verso i giardini. Nella medesima foto si può notare come la piazza sia completamente sgombra, e l’autobotte sia assolutamente isolata e non circondata da alcun manifestante, pertanto non in situazione di pericolo o di pressione.

L'assassinio di Afro Tondelli
Il poliziotto Orlando Celani, inginocchiato al centro della foto, spara e uccide Afro Tondelli.

Afro Tondelli viene colpito al petto, nella zona sinistra, e il proiettile si conficca nella colonna vertebrale dopo aver reciso un’arteria. Trasportato in Ospedale su una Fiat 1100 nera, viene registrato il suo ingresso in Pronto Soccorso alle 17:00.

Muore nella notte dopo una lenta agonia, durante la quale ha il tempo di parlare con i propri cari.

Prima di spirare Tondelli dice: “Mi hanno voluto ammazzare: mi sparavano addosso come alla caccia”.

Sconcertante a questo proposito la testimonianza di suo fratello, Learco Tondelli:

“arrivai alla sua agonia… Fece segno col dito di avvicinarmi, e con una voce un po’ flebile mi disse: ho visto che ha mirato bene, e ha preso giusto. Questa cosa non si scorda… perchè vuol dire che lui si è accorto del momento in cui stava per… per essere colpito. Di mio fratello Afro, mi è rimasto un amore immenso.”

Fonti

http://www.lestintorecheamleto.net/tondelli.htm
http://www.reti-invisibili.net/reggioemilia/
Periodico ANPI Provinciale di Reggio Emilia, giugno-luglio 2010
Periodico ANPI Provinciale di Reggio Emilia, giugno-luglio 2014
Il sole contro, documentario di G. Bugani, 2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *