Emilio Reverberi

39 anni, operaio tornitore, era stato licenziato perché comunista nel 1951 dalle Officine Meccaniche Reggiane, dove era entrato all’età di 14 anni. Era stato garibaldino nella 144a Brigata dislocata nella zona della Val d’Enza (commissario politico nel distaccamento Amendola). Nativo di Cavriago, abitava a Reggio in via Dante Zanichelli, nelle case operaie oltre il Crostolo con la moglie e i due figli.

Il 7 luglio 1960 Emilio Reverberi arriva al termine della galleria dell’Isolato San Rocco, davanti alla serranda del negozio di abbigliamento Zamboni. Si affaccia all’angolo per guardare in piazza Cavour (oggi piazza Martiri del 7 luglio). Viene brutalmente falciato da una raffica di mitra.

Un testimone dice: “verso le ore 17-17:30 mi stavo portando dal palazzo di vetro (edificio tra via Crispi e via San Rocco) verso il negozio Zamboni […] rimasi solo davanti al bar Cavour […] vidi però molto bene che un poliziotto, arrivato di corsa, sparò una raffica a bruciapelo…”.

Un’altra testimone, Deanna Marmiroli, che all’epoca lavorava in un ufficio assicurativo posto sopra al negozio Zamboni, ricorda: “aprimmo poi la vetrata rivolta verso il bar Cavour e in mezzo a nebbia o fumo, non saprei, arrivarono un gruppo di poliziotti con le armi puntate che correvano, verso chi? Indietreggiammo tutti all’interno dell’ufficio, ma passati pochi secondi riguardai sotto e mi si presentò uno spettacolo agghiacciante: un giovane, riparandosi col fazzoletto naso e bocca, urlava piangendo e segnava con la mano la vetrina del negozio Zamboni davanti alla quale, steso supino, un uomo esalò l’ultimo respiro; dalla sua bocca uscì un grande rigurgito di sangue raggrumato e non si mosse più. Arrivarono diverse persone, urlavano, piangevano e si abbracciavano”. Poi la testimone continua:

“Ciò che mi è rimasto impresso per sempre è stato vedere alcuni uomini estrarre il fazzoletto dalla tasca e bagnarlo nel sangue di quel martire [Emilio Reverberi, Nda]. Questo per me è stato un grande gesto di umanità, amicizia e fratellanza”.

Spartaco Giampellegrini, che era in piazza tra gli altri con Ovidio Franchi ed Elio Reverberi [quest’ultimo nipote di Emilio, nda], rammenta: “[…] andammo sotto l’isolato San Rocco e trovammo lo zio di Elio [Emilio Reverberi, nda], che gli avevano sparato in testa, era tutto maciullato nella testa, e ricordo che Elio impazzì per questa situazione”.

L'assassinio di Emilio Reverberi
La disperazione degli amici nei momenti successivi all’omicidio di Emilio Reverberi

Silvano Franchi [fratello di Ovidio, nda]: “[…]quando è stato colpito Emilio Reverberi, […] ho visto fuoriuscire del sangue dalla bocca; era stato colpito all’altezza della testa, e lì ho capito che sparavano ad altezza d’uomo”.

Fonti

http://www.reti-invisibili.net/reggioemilia/
La rivolta di Genova, gli scontri di Porta San Paolo, la strage di Reggio Emilia (1960)
Periodico ANPI Provinciale di Reggio Emilia, giugno-luglio 2010
Periodico ANPI Provinciale di Reggio Emilia, giugno-luglio 2014
Il sole contro, documentario di G. Bugani, 2015

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