7 luglio 1960: appello per la riapertura del processo

Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli. I morti di Reggio Emilia. Caduti per la Resistenza, la democrazia e la Costituzione. Caduti per la libertà, per non ritornare nell’abisso dell’autoritarismo, del fascismo, della sopraffazione dell’uomo sull’uomo.

Erano comunisti. Facevano parte di quella grande comunità politica che in Italia ha fatto la Resistenza, fondato la Repubblica, scritto la Costituzione e che ha sempre difeso la democrazia dall’eversione e dalla follia brigatista, pagando un tributo pesantissimo, anche di sangue.

Nel luglio del ’60 l’Italia si vedeva costretta, ancora una volta, a difendere la sua giovane democrazia, perché il fascismo, per dirla con Togliatti, non fu una buia parentesi della storia italiana, fu un fenomeno politico che affondava le sue radici nell’autobiografia della nazione. Una nazione dove le masse popolari erano sempre state espulse dai processi storici e di partecipazione democratica, ma che proprio la Resistenza sovvertì con tutta la sua portata rivoluzionaria e di cui ben tre dei cinque caduti di Reggio Emilia fecero parte.

La democrazia è oggi sequestrata dal capitalismo finanziario. La dialettica politica è cancellata dal formalismo dei trattati comunitari, dalle decisioni di organismi che non hanno alcuna legittimazione popolare: BCE, FMI, Commissione Europea. La politica, cioè la democrazia, è subordinata al volere dei mercati, che con gli spread e gli indici di borsa governano al posto delle istituzioni democratiche. Se la possibilità della scelta fondata su grandi e diverse visioni della società non è data, la politica non esiste più. Esiste solo la tecnica dell’attuazione del pensiero unico dominante, che determina uno scollamento totale tra le domande di uguaglianza e giustizia dei cittadini e le decisioni delle élite dominanti.

Per cui mai come oggi l’antifascismo non può essere slegato dall’anticapitalismo.

Il senso dell’antifascismo oggi è avere rispetto della storia e della verità storica, pertanto va sgomberato il campo dalle narrazioni di comodo e assolutorie, così come dal revisionismo tanto di destra come di sinistra, col chiaro tentativo di banalizzare e uniformare i fatti del 7 luglio 1960, screditando il decisivo ruolo ed il sacrificio dei comunisti nel difendere con la vita la democrazia in quei giorni drammatici. E allora va detto con chiarezza che i cinque caduti reggiani erano tutti comunisti, tre di loro erano stati partigiani, viceversa quella che si racconta è una storia parziale e quindi falsa, allo stesso modo di quella che i fascisti, impenitenti, nostalgici di Salò, da anni vorrebbero sovvertire.

La verità storica è ben chiara sui fatti del 7 luglio ’60, ma come per tante altre stragi compiute in Italia, ad essa non è seguita alcuna verità processuale, creando così un grave vuoto di giustizia.

Proprio nove anni fa, il 6 luglio 2011, grazie alla riapertura del processo per la strage di Cervarolo e dopo ben 67 anni, è stato possibile condannare i responsabili di quei fatti, a dimostrazione che la giustizia non va mai in prescrizione.

Allo stesso modo sarebbe importante oggi, attraverso la riapertura del processo che ebbe all’epoca esiti a dir poco farseschi, creare i presupposti affinché i responsabili paghino di fronte alla legge, per i crimini compiuti nelle strade e nelle piazze di Reggio Emilia. E’ la storia che lo domanda, è il popolo di Reggio che ne chiede conto, sono i famigliari dei caduti a pretenderlo.

Morti di Reggio Emilia caduti per difendere la Repubblica, la Costituzione e la democrazia, è inammissibile dopo 60 anni che di quei giorni di luglio ci siano i morti ma non i colpevoli. Ecco perché dalla piazza di Reggio Emilia oggi deve alzarsi forte la voce affinchè venga riaperta questa pagina di storia, un appello forte e chiaro alle istituzioni di ogni livello, a tutti i partiti e organizzazioni veramente antifascisti, perché si possa giungere ad un processo che accerti le responsabilità storiche e politiche, che potrà dare finalmente il doveroso valore alla memoria ed alla storia dei caduti del 7 luglio 1960. Ma soprattutto la giustizia per chi morì innocente e per i loro famigliari.

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