Piazza Almirante-Berlinguer: la storia e la memoria non vanno in quarantena

“Ringrazio Talone per averci dato questa opportunità per due motivi: per il rispetto che si deve per chi la pensa diversamente da noi, soprattutto quando la diversità di idee rischia di degenerare in scontro persino violento, e poi perché individua il vero nemico da combattere nell’indifferenza. Ci si può impegnare in partiti diversi, ma l’importante è impegnarsi, non restare indifferenti alle ingiustizie. Con questa mozione vogliamo celebrare la loro diversità, ma vogliamo farlo insieme nel rispetto reciproco. Se domani quel parcheggio sarà dedicato ad Almirante e Berlinguer vorrà dire che avremo reso omaggio a due uomini ma anche alla politica”.

Con queste parole, lo scorso fine luglio a Terracina, provincia di Latina, la sindaca Roberta Ludovica Tintari, tramite il consiglio comunale, ha dato il via all’iter per intitolare una piazza cittadina ad Almirante e Berlinguer. Se la cosa non fosse vera, si potrebbe pensare al gusto dell’horror, a cui rispondere con una sonora pernacchia. Tuttavia la volontà politica bipartisan ha accolto con entusiasmo la proposta di Giuseppe Talone.

Il fine provocatorio e piuttosto ipocrita, è quello di una presunta “definitiva pacificazione nazionale”, così definita dallo stesso Pino Talone, consigliere di Fratelli d’Italia, già candidato nel 1993 proprio per l’Msi di Almirante.

Ormai nel nostro Paese si sprecano le vie intitolate ad Almirante, un impenitente fascista che non ha mai rinnegato il suo passato nel ventennio di Mussolini, anzi lo ha rivendicato con orgoglio, a dimostrazione del revisionismo storico attraverso il quale indulgere il fascismo e dargli una “degna” collocazione nella nostra storia.

È storia nota: “pacificazione” e “memoria condivisa” sono le parole d’ordine, vuote farneticazioni per mettere sullo stesso piano perseguitati e persecutori, vittime e carnefici, fascisti a antifascisti, razzisti e antirazzisti.

Enrico Berlinguer
Enrico Berlinguer

In questo caso però il livello è ben oltre l’immaginazione, intitolando in maniera congiunta un piazza a due politici che hanno avuto una idea della politica diametralmente opposta, è una proposta abietta. Almirante ha servito la dittatura fascista, Berlinguer è stato segretario del più grande Partito Comunista dell’occidente, protagonista di tutti i processi di democratizzazione e di emancipazione sociale dei lavoratori proprio dopo la fine del fascismo.

Si tratta di una chiara volontà di banalizzare la storia, di annacquarla, di intorpidirla, per dire che “il fascismo ha fatto anche cose buone”. Del resto non da oggi queste parole vengono abusate quando si parla del duce.

Così come il riferimento alla politica “alta”, la buona politica di una volta, quante volte si utilizza tanto Berlinguer come Almirante per far passare questo concetto senza fondamento alcuno! Come la presenza dello stesso Almirante alla camera ardente di Berlinguer, quasi fosse un merito per rendere più sopportabile un fascista, per giustificare tutta la storia del fascismo. Eppure tutto questo è un processo culturale che volente o no è in corso ormai da anni e lo si tollera e lo si alimenta anche tra coloro che comunisti lo sono forse ancora.

Tuttavia è il segno dei tempi e la risoluzione del parlamento europeo che paragona il comunismo al nazismo ne è di inconfutabile conferma; lo snodo, il punto a cui si vuole arrivare, è proprio questo. Non si tratta più nemmeno di malafede, ma di consapevole ignoranza, per cui dopo “piazza Almirante e Berlinguer”, dovremo aspettarci a breve  “piazza Mussolini e Gramsci”?! E perché no “piazza Auschwitz e Marzabotto”?!

Da troppi anni è stato tollerato il revisionismo fascista, è stato cullato nella bambagia della superficialità stomachevole di una sinistra che ha riconosciuto le ragioni dei fascisti “ragazzi di Salò” in quell’ormai tristemente celebre discorso del presidente della Camera Violante.

Oggi si raccolgono i frutti avvelenati, perché in tutto ciò non c’è nessun contributo a “combattere l’indifferenza”, o a rendere “omaggio…alla politica”, o al “rispetto reciproco”, bensì c’è solo una evidente manipolazione della storia ad uso politico, una vera e propria falsificazione storica. Tuttavia la storia e la memoria storica non sono il salvacondotto per prendersi vendette politiche postume, a cui occorre rispondere con la verità storica e col rispetto che ne consegue. “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”, Bertolt Brecht lo aveva preconizzato con largo anticipo, a dimostrazione che la storia e la memoria non vanno in quarantena.

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