Reggio Emilia: dal fascismo alla Liberazione (parte II)

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A Reggio Emilia il fascismo aveva avuto un consenso di massa?

Per rispondere ritorniamo agli albori del movimento fascista nella nostra provincia che, agli inizi del 1920, non brillava certo per intraprendenza…

31 dicembre 1920: cominciano gli assassinii

Il fascio reggiano venne fondato l’11 novembre del 1920 e le prime “attività” avvennero nella Bassa reggiana, zona agricola per eccellenza.

Targa sita in Correggio (RE)

Il battesimo di violenza e ferocia fu l’uccisione a Correggio dei giovani Agostino Zaccarelli e Mario Gasparini, la sera del 31 dicembre. Poi fu un crescendo di violenze degli squadristi: bastonature, persecuzioni di ogni genere, incendi e devastazioni che causarono in pochi mesi 13 vittime. Resta difficile da capire, ora, come mancò un’adeguata reazione soprattutto da parte del partito socialista, forza egemone, a quel tempo. Ma vivere in un clima di terrore, con spedizioni punitive compiute nelle proporzioni di dieci contro uno, e con la forza pubblica che non interveniva e spesso arrestava le vittime della violenza, non era facile!

“Con deferente attenzione”

Tempo due anni e nel 1923 tutta la provincia fu nelle mani del fascio, comprese cooperative e amministrazioni comunali. A Reggio le “squadre” vennero raggruppate nella 79° legione Cispadana, organizzata in centurie. Squadre efficienti, numerose e spietate, compresa quella dei nazionalisti, chiamata “sempre pronti”. Il 28 ottobre dello stesso anno dal balcone della prefettura, davanti anche ai comandanti territoriali del Regio esercito che ascoltavano con “deferente attenzione”, fu dichiarato che da quel momento la città e la provincia erano in regime fascista. Insomma, autorità e forza pubblica si misero interamente a disposizione del fascio; e aggiungiamo pure tutto l’apparato amministrativo. Ma chi finanziò a Reggio questa vittoriosa opera di mobilitazione e conquista?

Squadristi in posa
Squadristi in posa
L’Agraria

Il maggior sforzo finanziario fu sostenuto dalla Camera d’Agricoltura, la famosa o famigerata Agraria, che salutò la conquista del potere del fascio così: “Gli agricoltori che reggono le sorti della maggiore fra le industrie nostrane, devono essere e sono parte predominante nel rinnovamento, nel risorgimento nazionale”.

A qualcuno potrebbe venire da sorridere ma sarebbe un errore: l’Agraria era un’autentica potenza, in grado persino di condizionare le nomine delle cariche più importanti della città.

Per i festeggiamenti dell’anniversario della propria fondazione, celebrati al teatro Ariosto, l’Agraria ricevette l’adesione di personalità quali Federzoni (capo del partito nazionalista e futuro ministro), Tahon de Ravel (comandante della marina militare nella prima guerra mondiale), Armando Diaz (comandante dell’esercito italiano, il “generale della vittoria”), Giovanni Gentile (filosofo e futuro ministro dell’istruzione) e di tanti altri futuri gerarchi del fascismo.

Camicie nere
Camicie nere sfilano in piazza della Vittoria, Reggio Emilia, 1922

 

 

Conclusioni

Abbiamo visto come al termine della guerra la situazione fosse molto complessa e come difficilmente sarebbero state permesse dagli anglo-americani soluzioni progressiste o “rese dei conti” esaustive.

Ma che assassini, torturatori, uomini di governo della Repubblica sociale già condannati a morte, a pochi anni dall’amnistia, non fossero più nemmeno in carcere… ecco, questo colpì negativamente non solo chi aveva combattuto, ma tutte le forze democratiche.

Ponendo pesanti ombre scure, diciamo pure nere, sul prosieguo della vita della Repubblica italiana nata dalla Resistenza. Una delle conseguenze fu, a pochi mesi dalla liberazione, con l’Italia ancora semidistrutta, la fondazione nel dicembre 1946, da parte di un gruppo di ex-fascisti che avevano militato nella RSI, dirigenti e militari, del Movimento sociale italiano. Primo segretario dell’MSI fu eletto Giorgio Almirante. Ricordiamo infine che l’attività dei fascisti non si era comunque mai interrotta. Già nell’immediato dopoguerra ( 1945 e 1946) i FAR (fasci d’azione rivoluzionaria) e le SAM (squadre d’azione Mussolini) avevano messo in atto attentati dinamitardi e azioni squadristiche.

L. Arski

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