Dalla caduta del fascismo alla fondazione del CLN provinciale

Le principali forze antifasciste alla caduta del regime

In una provincia dalle tradizioni socialiste come quella reggiana era naturale che l’antifascismo avesse trovato fertile terreno, ma nel corso del ventennio, resistendo alla repressione della dittatura, la lotta politica nelle nostre zone si ridusse praticamente a un duello tra fascismo e comunismo. Ciò comportò un aumento di prestigio di quest’ultimo fra le masse lavoratrici.

Il PCI alla caduta del regime era il partito antifascista più seguito ed appoggiato: aveva propri dirigenti, una organizzazione provinciale pronta per un rapido sviluppo della lotta armata e uomini esperti nell’attività clandestina, come abbiamo già raccontato.

Il Partito Socialista invece, che contava in ogni caso molte simpatie (visto il grande seguito del cooperativismo teorizzato da Camillo Prampolini ad inizio secolo), aveva visto scemare col tempo la propria forza organizzativa e soprattutto il suo seguito nella gioventù (la maggior parte delle federazioni giovanili furono quelle che diedero poi vita, nel 1921, al PCI): dopo il 25 luglio riprese però immediatamente posto nello schieramento antifascista, potendo contare su uomini della vecchia guardia pur senza un’organizzazione effettivamente operante.

Il Partito d’Azione era pressoché senza seguito e senza organizzazione, rappresentato da ceto medio ed intellettuali di formazione borghese, che ripudiavano sì il fascismo ma non costituivano una forza attiva su cui contare ai fini della lotta armata.

La Democrazia Cristiana non era rappresentata da nessun laico, gli elementi del vecchio Partito Popolare non erano collegati tra loro e i giovani erano in gran parte impreparati ai nuovi eventi che la situazione propose da lì a poco più avanti. La DC poteva contare sull’appoggio morale di una parte delle masse cattoliche e del clero, assenti in un primo momento (con qualche eccezione) dalla lotta antifascista più dura, ma non sorde all’appello dell’antifascismo.

La partecipazione della DC al fronte antifascista suonava implicitamente come una condanna del sostegno e dell’ignavia del Vaticano nei confronti del fascismo e diede alla Resistenza quel carattere unitario indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi del futuro C.N.L.

Il Partito Liberale e il Partito Repubblicano, in ultimo, non avevano nessun seguito di massa nè personalità disposte a schierarsi nella Resistenza e non saranno rappresentati nel C.L.N. Provinciale.

La fondazione del C.L.N. provinciale

Questa era la situazione politica della provincia mentre la popolazione viveva quei momenti drammatici e convulsi di inizio settembre 1943. Il PCI discuteva già dal 6 settembre (qualche giorno prima della comunicazione ufficiale dell’armistizio) della forma da dare alla Resistenza a Reggio Emilia: nel caso di occupazione tedesca sarebbe stato costituito a Reggio un Comitato segreto per la lotta armata.

Cesare Campioli (poi futuro sindaco della Reggio Emilia liberata) e Attilio “Ascanio” Gombia (figura di spicco del movimento partigiano del Nord-est), misero in pratica le direttive del Partito, il quale già da mesi era fermamente orientato verso la lotta armata.

Nel giro di qualche giorno si tennero riunioni clandestine con le cellule presenti nel territorio, e si gettarono le basi della organizzazione militare del partito, della costituzione dei G.A.P. alla formazione del Comitato Militare del partito e alla suddivisione degli incarichi.

Parallelamente si lavorava alla costruzione del CLN provinciale, facendo pressioni sugli esponenti politici delle altre forze politiche, al fine di assicurare il più ampio spettro antifascista. Nonostante le profonde differenze e le azioni repressive dei fascisti in quelle settimane, il 28 settembre nella Canonica di S. Francesco, si tenne la prima riunione ufficiale.

Vi parteciparono Cesare Campioli, per il Partito Comunista, Vittorio Pellizzi per il Partito d’Azione, Alberto Simonini e Giacomo Lari per il Partito Socialista in assenza dell’ing. Camillo Ferrari, il dott. Pasquale Marconi per la Democrazia Cristiana e Don Prospero Simonelli.

Gli esponenti delle varie forze politiche discussero ed esaminarono la situazione locale e, sulla base delle posizioni antifasciste delle varie organizzazioni di riferimento, discussero sui compiti iniziali del C.L.N.:

– accantonare provvisoriamente le ideologie dei singoli partiti per coordinare, animare e dirigere unitariamente gli sforzi di tutti coloro che intendevano dare le loro energie per la riconquista dell’indipendenza dallo straniero e delle libertà perdute col fascismo;

– lottare uniti fino alla fine, anche a rischio della vita, col proposito di instaurare un ordinamento democratico ed un assetto sociale di più alta giustizia;

– agire col solenne vincolo del segreto e con piena dedizione alla causa comune;

– prendere contatto con gli analoghi organi che si fossero costituiti nelle province vicine e con il C.L.N., che la radio annunciava essersi costituito a Roma.

Ritratto di Cesare Campioli, sindaco di Reggio Emilia dal 1945 al 1962
Ritratto di Cesare Campioli, sindaco di Reggio Emilia dal 1945 al 1962

Cesare Campioli naturalmente concordò con questi punti a nome del PCI e mise immediatamente sul tavolo l’esigenza della lotta armata contro i nazifascisti, proponendo la costituzione di un Comitato Militare avente il compito di organizzare squadre partigiane: trovò il sostanziale sostegno del rappresentante laico della DC.

Molto più blande e apertamente contrarie le posizioni di Don Prospero Simonelli che dei due socialisti che rifiutarono il discorso sulla lotta armata rivendicando la loro storia di “vecchi prampoliniani legalitari”. Il P.S.I. che sosteneva una linea differente, verrà in futuro rappresentato solo dall’ing.Camillo Ferrari Bianchi, dando il proprio contributo attivo alle operazioni.

La riunione si sciolse con alcuni compiti organizzativi e pratici immediati: la costituzione di un Comitato Sindacale Clandestino (diretto dal comunista Sante Vincenzi Mario), lo svolgimento di propaganda antifascista, la raccolta di fondi e la carica a Don Angelo Cocconcelli, parroco di S.Pellegrino, di cassiere del C.L.N. Provinciale.

Reggio Emilia aveva il suo centro operativo di coordinamento così fortemente voluto dal PCI a rischio stesso del fronte antifascista della lotta partigiana che, nonostante le difficoltà iniziali e le profonde differenze tra i partecipanti, accompagnò i Partigiani a liberare la città e la provincia il 24 aprile di due anni dopo.

 

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