Le ultime rappresaglie fasciste e i partigiani della liberazione

Sono da poco passate le 6 del mattino del 25 novembre 1943, quando a casa della famiglia Cervi, sita in Campegine, si presenta la GNR e, dopo una lunga sparatoria, vengono arrestati i fratelli Cervi insieme al loro padre Alcide e all’amico Quarto Cimurri. Vengono direttamente portati nel carcere politico dei Servi a Reggio Emilia, subito dopo aver saccheggiato e bruciato la loro casa, lasciando la madre dei 7 fratelli, le loro mogli ed i figli per strada.

Poco più di un mese dopo, il 28 dicembre, i fratelli Cervi e Quarto Cimurri saranno giustiziati al Poligono di tiro di Reggio Emilia.

La famiglia Cervi
La famiglia Cervi

Si tratta di una delle migliaia di azioni di rappresaglia messe in atto – in maniera meschina e vigliacca – dai fascisti nel corso di tutto il ventennio. In questo caso si trattava della risposta all’assassinio di Davide Onfiani, segretario comunale di Bagnolo in Piano.

Qualche giorno dopo iniziarono i bombardamenti alleati su Reggio Emilia e, tra i vari obiettivi colpiti, venne distrutta una grossa area delle Reggiane e una parte del carcere dei Servi, permettendo ad Alcide Cervi di scappare, ancora ignaro del destino di tutti i suoi figli.

Se da un lato i partigiani crescevano numericamente e si organizzavano meglio, dall’altro la violenza fascista sfociava sempre più spesso in rappresaglie ed omicidi, come avvenne ad esempio a Cervarolo: alcuni reparti della Divisione nazista “Goering” provenienti da Modena, insieme ai fascisti inviati da Reggio Emilia, saccheggiarono la cittadina, distrussero le abitazioni e fucilarono tutti gli uomini che riuscirono a catturare. Morirono 24 uomini, di età compresa tra i 17 e gli 84 anni, furono fucilati nel recinto di un’aia del paese.

Nel luglio del 1944, la maggior parte delle formazioni partigiane di Reggio Emilia e Modena vengono unificate nel Corpo d’Armata Centro-Emilia, dove controllavano una vasta zona a cavallo tra Reggio Emilia e Modena. All’interno di questa zona libera, che verrà chiamata “Repubblica di Montefiorino”, le Amministrazioni comunali vennero formate grazie ad un’elezione democratica con voto popolare.

La Repubblica di Montefiorino
La Repubblica di Montefiorino

Il 30 luglio però, ci fu una grossa offensiva tedesca, che terminò con l’occupazione della Repubblica di Montefiorino e la disfatta dei partigiani, che si rifugiarono in montagna.

Gli scontri e le rappresaglie tedesche e fasciste andarono avanti fino all’inizio dell’anno dopo quando, il 27 marzo 1945, un centinaio di uomini tra paracadutisti inglesi, partigiani russi ed italiani, scesero dalla montagna ed attaccarono di notte la V° Sezione del Comando Generale tedesco in Italia, situata ad Albinea. Il velocissimo attacco riuscì perfettamente, distruggendo completamente il Comando tedesco.

Da quel momento in poi, gli scontri si intensificarono su tutto il territorio della provincia reggiana, dove furono liberati dagli oppressori tedeschi e fascisti tutti i paesi, uno ad uno, fino ad arrivare alla città di Reggio Emilia, liberata il 24 aprile.

Il 25 aprile 1945 il CLN Alta Italia assume i pieni poteri in tutte le città che sono già state liberate ed emana l’ordine di insurrezione generale. I reggiani accolgono con entusiasmo e celebrazioni i partigiani, anche se di tanto in tanto si assiste a qualche sparatoria causata dai franchi tiratori fascisti. Il Prefetto della Liberazione, Vittorio Pellizzi, designato dal CLN, inizia il suo lavoro e vengono insediate le autorità amministrative in tanti comuni della provincia. Il Sindaco di Reggio Emilia è Cesare Campioli.

Sfilata del CLN
Sfilata del CLN, da sinistra: Gino Prandi, Camillo Ferrari, Ivano Curti, Aldo Magnani e Vittorio Pellizzi.

È nostro dovere ricordare le tante vittime, uomini e donne, che hanno lottato per liberarci dalla piaga del nazifascismo, così come è nostro dovere – ogni giorno sempre più – resistere alle falsificazioni storiche e al revisionismo, che vorrebbe farci credere che i partigiani erano solo degli sbandati e la che non abbiano avuto un ruolo determinante nel liberare la nostra nazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *