Reggio Emilia ed il 1° maggio

Sono diversi mesi che ci viene propinata la retorica che paragona il periodo di pandemia che stiamo attraversando ad altri momenti di crisi comparabili solo a quelli trascorsi in guerra, e da alcuni punti di vista l’accostamento è centrato: la guerra, che comporta strategie nazionali e internazionali ed una cooperazione tra i paesi alleati e, all’opposto, l’esclusione di altri da determinate logiche; lo spostamento della produzione su beni che diventano di prima necessità per affrontare la quotidiana battaglia contro il nemico, ecc.

Alla vigilia della festa dei lavoratori che, per la seconda volta, avviene in un momento così complesso, è importante evidenziare le analogie tra ciò che stiamo vivendo ed il periodo bellico. Questo perché anche in un momento di crisi estrema, come ad esempio durante la carneficina della prima guerra mondiale, la voglia dei lavoratori di onorare questa ricorrenza non si è mai persa.

Il rischio attuale è invece che una tale data venga svilita, svuotata del suo significato e indebolita con la scusa dell’attuale battaglia contro il Covid.

Storicamente la festa dei lavoratori viene formalizzata nella data del 1° maggio dalla Seconda Internazionale e non perde vigore, anzi, ne assume ancor di più durante gli anni in cui si svolge la Grande Guerra. Questo è ben visibile in tutto il territorio di Reggio Emilia che, negli anni che vanno dal 1912 a dopo la fine del conflitto, resiste e mostra un vivo e forte sentimento socialista, anti-imperialista e anti-bellico.

Il clima festoso che aveva sempre connotato questa giornata va a perdersi per trovare invece un carattere di protesta, di sfida proletaria a quella borghesia industriale a cui tornava utile sia la guerra in Libia che la partecipazione alla prima guerra mondiale.

Molto interessante qui è l’intervento dell’allora segretaria nazionale della Federterra, Argentina Altobelli, che parla di come le organizzazioni dei lavoratori e le stesse donne proletarie non abbiano saputo assicurare un ricambio di giovani alle generazioni che hanno dato vita al movimento proletario: se i giovani proletari fossero stati educati ai loro doveri verso le associazioni di classe, la reazione borghese non avrebbe trovato spazio e i figli del popolo non sarebbero partiti in guerra.

Argentina Altobelli
Argentina Altobelli

Già nel 1914 nella provincia reggiana succede che le celebrazioni del 1° maggio vengano interrotte da borghesi conservatori che cercano di far intervenire le forze dell’ordine per fermare i comizi dei socialisti dai toni antagonisti e radicalmente anti-governativi.

È palese quanto l’entrata in guerra e la conseguente perpetuazione del conflitto siano solo motivo degli interessi dei borghesi detentori del capitale italiano ed è quanto si evince dai manifesti socialisti prodotti in provincia di Reggio Emilia per il 1° Maggio 1915, dove si legge una chiara spiegazione delle cause strutturali che spingono il capitalismo verso la guerra ed il socialismo ad opporvisi.

L'Avanti - 1° maggio 1915
L’Avanti – 1° maggio 1915

Le similitudini sono già tante tra il momento attuale e il periodo bellico preso in considerazione: la forza e la volontà di quei lavoratori formati ed educati alla lotta di classe è stata soffocata ormai da oltre un anno per la situazione sanitaria, con l’appoggio della borghesia e dello stato che sono unicamente interessati a tenere immobilizzati i lavoratori, ai quali non è stato concesso un aiuto adeguato per affrontare una crisi economica che era già terribile prima, ma ancora più disastrosa ora.

Il territorio reggiano è storicamente fertile per quanto riguarda celebrazioni e ricorrenze, la storia rossa della città e delle provincia è sempre stata di grande impatto. Ma questo non basta ormai davvero più. Nell’ultimo periodo la città ha assistito e partecipato ad alcuni scioperi importanti a livello nazionale (della logistica, dei trasporti, della scuola, ecc) ma senza dare un contributo significativo in termini numerici e qualitativi.

È fondamentale che questa piccola fiamma divampi sempre più forte.

Un gruppo unito di donne e uomini che deve convergere in un unico fronte formato ed educato alla lotta di classe, avanguardia di un movimento di lavoratori consapevoli e pronti a dare vigore e giustizia a quel 1° maggio che da anni è preda di svilimento, ridotto letteralmente a un festival depoliticizzato.

Augurandoci che Reggio Emilia possa tornare teatro di lotte e di conquiste sindacali come lo fu in passato

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