Le lotte di ieri e di oggi!

Tra l’inizio degli anni sessanta e gli anni settanta la provincia di Reggio Emilia fu caratterizzata da un’importante stagione di lotte operaie, come in tutto il Paese e in Europa, che vide coinvolte anche le operaie del comparto tessile della provincia. In diverse aziende del settore, capeggiato da una maggioranza di operaie, si accese la fiamma del conflitto che portò le donne a rivendicare unite un miglioramento complessivo delle proprie condizioni di lavoro.

Agli inizi degli anni sessanta per le donne erano pochi i settori dell’economia in cui si riusciva a trovare lavoro, uno di questi era appunto il settore tessile.

La città di Reggio Emilia ha una storia importante relativa alla cultura e alla prosperità del tessile prima e della moda poi. Importanti marchi sono stati i protagonisti di questo ramo economico, oltre che essere in quegli anni il palcoscenico di importanti lotte operaie.

Era un impiego molto importante per le famiglie delle donne che trovavano lavoro nelle fabbriche tessili, ma nonostante ciò le condizioni di lavoro a cui venivano sottoposte le operaie erano quanto mai svilenti e disumane. A partire dai locali insalubri in cui erano costrette a lavorare, con un compenso a cottimo, che costringeva operai e operaie a ritmi di lavoro molto intensi, senza mai avere la certezza di riuscire a raggiungere la quota di produzione prestabilita, con la possibilità di venire ammonite per il mancato adempimento dei bisogni di produzione del padrone.

La situazione fuori dal posto di lavoro era altrettanto opprimente, le donne erano schiacciate da famiglie ancora di estremo stampo patriarcale, in cui si passava dal comando del proprio padre al comando del marito, ai quali venivano addirittura indirizzate le lettere di ammonizione al mancato raggiungimento degli obiettivi del cottimo.

I vent’anni tra l’inizio degli anni sessanta e la fine degli anni settanta furono una importante stagione di rivendicazioni. Le operaie delle fabbriche tessili reggiane, di importanti marchi, videro crescere la loro consapevolezza di donne lavoratrici attraverso la lotta concreta e quotidiana: rivendicazioni in difesa dell’occupazione femminile, maggiori diritti, contrasto al cottimo, applicazione del neonato statuto dei lavoratori, miglioramento delle condizioni di lavoro e diritto alla salute sono alcune delle rivendicazioni delle lotte delle operaie dell’epoca. Storie di donne che hanno fatto entrare per la prima volta il sindacato nelle fabbrica, che rivendicavano la loro emancipazione sia come lavoratrici che come donne, intrecciando così lotta di classe e rivendicazione di diritti sociali collegati alla condizione femminile di donna, madre e lavoratrice.

Manifestazione di lavoratrici a Reggio Emilia, 1976
Manifestazione di lavoratrici a Reggio Emilia, 1976

Per tante donne fu necessario riuscire a conciliare le lotte all’interno delle fabbriche con le rivendicazioni più in generale di tali questioni. Queste sono le lotte che sono state narrate tra l’altro in una bella mostra ricostruita e realizzata dalla camera del lavoro di Reggio Emilia nel 2020.

Molte di quelle lotte e rivendicazioni sono quanto mai più vive ancora oggi. Dagli anni sessanta in cui iniziarono le lotte delle operaie tessili reggiane, le donne sono riuscite, insieme ai lavoratori, ad ottenere importanti avanzamenti dal punto di vista sindacale e civile, conquiste che sono state negli anni continuamente lacerate e minate.

Ancora oggi vi sono settori interi dell’economica privata e pubblica dove le donne sono in netta maggioranza, costrette a barcamenarsi tra il carico di lavoro e il carico familiare. I marchi tessili in cui lavorano oggi le donne come operaie, commesse, magazziniere, non sono più del piccolo padrone di provincia, ma spesso di grandi colossi nazionali e multinazionali come H&M, Calzedonia, Max Mara… ma le parole d’ordine delle lotte di ieri sono le medesime di oggi e occorre unire le lotte di tutti i lavoratori e le lavoratrici.

I parallelismi negativi tra “ieri” ed “oggi” sono purtroppo numerosi: nella nostra provincia una tra le aziende protagoniste delle lotte operaie fu per esempio Max Mara, che agli inizi degli anni sessanta ebbe un’impennata del suo fatturato, a scapito come sempre delle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori.

Maramotti, il padrone dell’azienda, diventa un «caso» addirittura tra gli imprenditori, poiché nel 1973 ritira la delega alla Confindustria nella contrattazione nazionale, accusando esplicitamente i vertici di categoria di arrendevolezza nei riguardi della controparte sindacale.

La violenza padronale non è un retaggio del passato: solo il 24 aprile di quest’anno si è tenuta a Prato un’importante manifestazione in solidarietà ai lavoratori e lavoratrici della tintoria Texprint in sciopero da 36 giorni. La rivendicazione che gli operai della fabbrica di proprietà cinese stanno portando avanti è: 8 ore di lavoro per cinque giorni settimanali.

“Se otto ore vi sembran poche provate voi a lavorare e sentirete la differenza di lavorar e di comandar” cantavano le mondine dell’Emilia Romagna e il loro canto è quanto mai vivo ancora oggi, nelle nostre lotte. È quanto mai essenziale che le donne si ricordino delle esperienze delle lotte delle donne nella storia, una storia molto vicina a noi, affinché quegli esempi siano per noi motivo di impegno e di militanza.

Viva i lavoratori e le lavoratrici! Viva il 1 maggio!

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